Morti sul lavoro
Altri tre morti sui luoghi di lavoro: già 13 in più dalla strage di Milano.
Segretari Camusso, Barbagallo e Furlan la politica è assente, ma
voi cosa state facendo per far cessare questa strage? Ve ne volete occupare
concretamente e non solo con una semplice dichiarazione alla stampa?
Orribile la morte di un operaio nel trevisano, ma sono tre a morire di
cui si apprende la notizia.
24 gennaio TREVISO dilaniato dalla macchina rifilatrice sulla quale stava
lavorando. Daniele Zamuner operaio 54enne di Quarto d’Altino (Venezia) è morto
in modo orribile. Il dramma all’interno dell’azienda di materiali da
costruzione Zanutta di via Al Bigonzo a Dosson di Casier, nel Trevigiano.
Secondo i primi accertamenti di carabinieri e ispettori dello Spisal, l’operaio
che stava rifilando alcuni pezzi di legno, avrebbe tentato di sbloccarne uno
rimasto incastrato finendo però col rimanere incastrato nel macchinario che lo
ha schiacciato uccidendolo praticamente sul colpo.
Ma non c'è solo questo morto, apprendiamo della morte di altri due lavoratori
nelle province di Udine e di Roma: a morire un boscaiolo e un edile
Mille e ventinove, sono tanti i morti sul lavoro nel solo anno 2017,
praticamente quasi 3 morti al giorno, sono dati ufficiali pubblicati dall'Inail
e probabilmente inferiori al numero effettivo, molti infortuni e alcune morti
sul lavoro, ai fini statistici, non sono considerati tali (pensiamo per esempio
ai casi nei quali l'infortunato è un immigrato privo di permesso di soggiorno)
Siamo stanchi di commentare dati o parlare di infortuni e morti sul lavoro,
delle malattie professionali, riconosciute o no che siano, solo in qualche
convegno. Si muore e ci si ammala sul lavoro perchè non si investe nella
sicurezza, gli appalti sono al ribasso, i ritmi lavorativi insostenibili
(cresce lo sfruttamento) . L' aumento dell'età pensionabile non è stato certo
di aiuto, dopo una certa età alcune professioni non sono sostenibili, i fattori
di rischio crescono in maniera esponenziale per i lavoratori e le lavoratrici,
rappresentano un pericolo per la utenza.
Confindustria, su tutto il territorio con le associazioni, lavora da tempo per
diffondere la cultura della sicurezza e soprattutto della prevenzione (da Il
Sole 24 ore del 24 Gennaio), eppure in questi anni innumerevoli pressioni sono
state fatte per modificare il testo 81 \2008 depenalizzando alcuni reati e
riducendo il sistema di sanzioni e controlli
Non è quindi solo una questione legata a statistiche e censimenti o a soli
processi formativi, infortuni, morti e malattie sul\per il lavoro crescono
perchè hanno aumentato ritmi, età lavorativa, perchè il tasso di sfruttamento è
cresciuto, la precarietà dilagante impone di accettare qualunque tipo di
lavoro, gli appalti riservano spesso poca attenzione al tema della sicurezza o
lo fanno in maniera formale senza guardare alla sostanza del problema.
Nel 2017 le morti sul lavoro sono aumentate ma anche se fossero rimaste le
stesse degli anni precedenti sarebbero sempre tante, troppe.
Le morti sul lavoro riguardano donne e uomini indistintamente (del resto non
esiste piu' una legge che permetta alle donne l'anticipo pensionistico), per lo
piu' riguardano l'industria e i servizi ( 857), l' agricoltura (133 nel 2016),
gli infortuni statisticamente sono in leggerissima flessione, ma nel frattempo
si sono introdotte le fasce di reperibilità anche negli infortuni, giusto per
trasmettere a questi lavoratori il senso di colpa per non essere al lavoro.
Che fare allora?
Intanto bisognerebbe rafforzare le sanzioni per i datori di lavoro che non
rispettano le normative, sanzioni e reati penali specifici, l'esatto contrario
insomma di quanto è stato fatto negli ultimi dieci anni con continui interventi
del Parlamento a tutela dei padroni. I contratti nazionali prevedono poi le
deroghe su importanti materie che mai dovrebbero offrire la possibilità a
datori di lavoro e sindacati complici di introdurre orari e ritmi massacranti,
di aggirare una legislazione che nel corso degli anni è stata per altro
stravolta.
Non serve un lavoro di squadra, come scrivono i padroni e i sindacati complici,
non serve la filiera della sicurezza, serve invece ridurre l'orario di lavoro,
non imporre carichi di lavoro crescenti, abbassare l'età pensionabile. Al
contrario i contratti nazionali e gli accordi di secondo livello vannno invece
nella direzione opposta .
Cancellare la Fornero, distruggere le deroghe, inasprire sanzioni e pene per i
datori di lavoro, prevedere reati specifici , aumentare il numero delle
ispezioni, mantenere le strutture asl e inail esistenti rafforzandone gli
organici, ridurre l'orario settimanale senza calcolare furbescamente l'orario
nell'arco di piu' mesi, sono queste le sole risposte alle morti sul lavoro,
crimini contro l'umanità ormai accettate come un male necessario per tutelare i
profitti del capitale.
Marco
Spezia